Festa Patrono in tempo di corona virus

Non temete chi ha il potere di far perire il corpo ma non l’anima“. Gesù, come sempre, è rassicurante. Non dobbiamo temere.
Quest’anno i tradizionali festeggiamenti, sono stati frenati da quell’invisibile malefico nemico che da mesi ci sta tenendo in scacco.
Le regole per contrastarlo ci hanno imposto dei limiti, ma non sono riuscite a fermare la forza e il senso profondo di questi festeggiamenti. Chi abbiamo celebrato è la nostra storia sacra, dalla quale arriviamo ed entro la quale siamo protagonisti.
Che piaccia o no, le nostre radici sono lì. In questa storia benedetta. Quella dei nostri Padri, dei nostri Nonni, di coloro che ci hanno trasmesso il Bene perché ricevuto anche loro da chi li aveva preceduti.

Se è vero che “non tutto il male vien per nuocere“, anche questo tempo difficile e anomalo, porta in sé un bene. Sta a noi estrarre il bene, anche dalle situazioni negative. La privazione dei festeggiamenti esterni ha sicuramente provocato reazioni differenti per ciascuno.
Forse qualcuno ha gioito per il silenzio che ha accompagnato le serate estive, in altri anni movimentate dai suoni della festa.
A molti invece è mancata l’occasione attesa per fare festa, per tuffarsi nei sapori che alimentano il palato che parlano la lingua della tradizione di questa terra o per mettersi in pista nel volteggiare lasciando che i brividi del ritmo alimentino il corpo di musica e movimento.
E’ mancato lo stare insieme, il dialogare, riconoscersi, confidarsi e confrontarsi, per ridere e scherzare … in una parola: il piacere della compagnia. Quella che in tempo di “chiusura” abbiamo avvertito come bisogno, necessità e ricchezza. Quella che ci è mancata. Quel desiderio che forse abbiamo già lasciato cadere nel dimenticatoio. O forse no.

Non è mancata comunque, come non lo è mai mancato nella storia della nostra Comunità, l’essenza della festa: il celebrare il nostro santo Patrono. Quel misterioso Azio che è indelebilmente legato alle nostre radici e che, anche se non lo coinvolgiamo, lui non viene meno al suo impegno.

Patrono. Colui che si fa garante di mediazione. Colui che protegge. Colui che non pensa a sé stesso perché preoccupato di pensare al bene di quanti li sono affidati. Ecco chi abbiamo celebrato. Il nostro Santo patrono, il nostro dichiarato inviolabile avvocato che si preoccupa di noi come collaboratore dell’Altissimo.

Abbiamo celebrato come si attingeva un tempo al pozzo, alla fontana del villaggio, attingendo alle radici della rigogliosa pianta che è la nostra storia. Abbiamo attinto acqua che rigenera, invisibile garanzia di senso e di futuro. Nel nostro piccolo ci siamo offerti un tempo di pace e ristoro dell’anima.
Abbiamo violato la silente notte estiva avvolta dalla calura del primo dì del mese caldo per eccellenza. Abbiamo camminato portando con noi l’immagine che la fantasia ci ha dato per dare forma al volto di quell’uomo santo e patrono. Abbiamo pregato e cantato e abbiamo fatto silenzio. Pregato, per parlare con il nostro Dio attraverso il nostro Santo. Cantato e inneggiato a Maria, primizia dei santi e di ogni uomo e donna di passaggio per questo mondo. Lodato e invocato l’avvocato nostro …. ” e seeeempre, sia lodato, sant’Azio protettore, nostro avvocato“.
Tutto nella massima sobrietà e semplicità, ma sinonimi di solennità!

Tanti avrebbero voluto esserci e non ci sono stati. Tanti avrebbero potuto esserci e non ci sono stati. Tanti ci sono stati.
Quanta preoccupazione per i limiti di sicurezza che ha frenato e frena, in una correttezza di apprensione e di responsabilità. Quanti e differenti stati d’animo. Quanti stili e modi diversi di pensare e di consumare la vita. Quanta fantasia, lì dove vive l’uomo. Anche nella nostra piccola Comunità. Quante risorse, nella diversità. Quanto patrimonio, proprietà di tutti, che è la vera ricchezza di ogni uomo e ogni donna che vive in questa terra. La vera ricchezza che fa nobile e dà un valore alto alla vita: la vivacità, nella diversità. Il poco di molti che diventa il molto di tutti! Anche qui. Anche se un po’ ci è mancato, ma che non ci mancherà in futuro.

Nessuno se ne fa niente di un tesoro sepolto e nascosto. Il senso di un tesoro sta nel suo bisogno di girare e di passare di mano in mano, di arricchire e offrire benessere. Di rendere più bella la vita. Questo è il tesoro che abbiamo, sia pur in vasi fragili di terracotta: la Comunità!

La festa patronale a questo ci deve portare: a sentirci dono prezioso perché amati e dono prezioso perché amanti. Si, amanti! Amanti di ogni uomo e donna. Piccolo o grande che sia. Locale o forestiero. Vicino o lontano, non è importante. L’importante è riconoscere il bene racchiuso nel cuore di ciascuno e ciascuno, nessuno – proprio nessuno – escluso, è foriero di ricchezza che arricchisce! Fosse anche solo capace di offrire un sorriso. Oggi, che siamo mascherati, capiamo il suo significato e ci è più facile pensare che davvero ogni persona è un dono. Un regalo. Io lo sono per altri. Altri lo sono per me. Nella danza della vita tutto ciò è la nostra vera ricchezza.

Il “distanziamento personale” ci aiuta a riscoprire con nostalgia la vera ricchezza della Comunità.
Il Santo patrono, ci sprona nel svelarci agli altri nei lati più belli del nostro essere.
La fede nel Dio dei Vivi, divenuto uno di noi, ci schiude l’itinerario di una vita felice rievocando la Sua Buona Novella.
La giovane donna di Nazareth e di ogni Comunità, ci tiene stretta la mano e ci incoraggia come fa ogni mamma con i bambini: “dai … sorridi … saluta … stringi la mano … aiuta … “!

W Sant’Azio e … che Dio ci salvi!

Questa la riflessione proposta dal Parroco al termine della Processione:
“La crisi … educativa. La crisi … comunicativa. La crisi … spirituale”

La S. Messa del mattino:

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