Comunque la luce c’è

Il Gigante buono, produttivo, solido e potente, garanzia di benessere e creativo artefice di futuro, è stato colpito! L’invisibile nano l’ha colpito e lo vorrebbe affondato!

In questa situazione surreale di incertezza e di paura, entra a gamba tesa una luce che si fa trovare nella sommità del monte.
Risplende dentro a quella nube che avvolge l’esistenza e scioglie sicurezze e certezze. Quella Luce capace di trasformare, meglio, di trasfigurare ogni limite terreno in una realtà celeste, duratura, splendente, eterna.

La luce sul monte. Quello che con fatica si raggiunge. Il monte, come la vita. Segnata da asperità, fatiche, sofferenze. Quella Luce trasfigurata ci prende per mano e ci incoraggia “non temere, alzati”!

Si sale al monte con l’occhio e il cuore che vedono e vibra, con il terribile e cruento destino dei nostri fratelli cristiani della Siria. Con ogni uomo sofferente schiacciato da ingiustificato odio e violenza. Con gli uomini respinti e scacciati nello stesso tempo. Bambini a madri che non sanno perché sono nati. Anche loro, pungolo che stimola l’indifferenza di chi, ancora non ha capito che nella Terra o ci si salva assieme o siamo destinati a perire.

Non c’è futuro per chi ancora alimenta l’odio delle differenze. Di chi ha paura di essere defraudato di sicurezze e bene. Illusione. Sarà il verdetto della Storia a sottrarti quanto non condividi.

Saranno gli ultimi della terra a vincere la battaglia. Non ci salveremo con gli ormeggi caduchi dei nostri egoismi. Ci salveremo, se sapremo lasciarci andare a spazi ampi e in questi, tendere la mano a chi incrociamo, in una generosa condivisione di vita, la sola che renderà così meno pauroso il nostro andare. Dio abbia pietà di noi e ci perdoni.

Questa l’omelia alla Messa in parrocchiale:

Mentre questa alla Messa nella chiesetta di Treie:

Dal Vangelo secondo Matteo (17, 1-9)
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

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