I miei occhi hanno visto

… Una luce per illuminare il cammino di un umanità sempre più avvolta dal torpore delle tenebre.

Fu così per il vecchio Simeone al Tempio di Gerusalemme. Venne attratto dall’energia di puro Spirito divino che usciva da quel bambino che, sia pur nella confusione del momento, riconobbe come Colui che appaga ogni attesa. I suoi occhi sono stato penetrati da quelli del bambino-Dio e… tutta la lunga attesa di anni, finalmente, viene ripagata.

Quella povera giovane coppia, salì al Tempio per offrire a Dio quel figlio maschio primogenito. Maria Giuseppe e Gesù, inseriti dentro la storia di una quotidianità, rispettano ogni regola, consci comunque che quel figlio non solo è Dio, ma ancora più, non è figlio loro. Così per ogni figlio. I figli non sono mai proprietà privata dei genitori. I figli sono prestati da Dio a genitori chiamarti a prendersene cura.

Noi che siamo essenza di “attesa”, che ogni istante è attesa, chiediamo a Dio di regalarci la potenza dell’incontro di Simeone, per riconoscere dentro le pieghe delle nostre quotidianità, Colui che è la vera LUCE.

Questa l’omelia uscita stamattina alla Messa a Taizzano:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele
».

Dal Vangelo secondo Luca (2, 22-40)
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

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